Omicidio a Tunisi, assassinato un deputato laico
Mohamed Brahmi, dirigente del partito dell’opposizione Movimento popolare e parlamentare della Costituente, è stato ucciso ieri mattina davanti alla sua abitazione a Tunisi da un commando che lo ha colpito con dodici colpi. I killer lo hanno atteso davanti casa e gli hanno sparato poco dopo che è salito sulla sua auto. La tecnica dell’agguato è simile a quella utilizzata a febbraio contro il leader dell’opposizione laica Chokry Belaïd, ucciso da un commando formato, tra killer e fiancheggiatori, da cinque persone di ambito islamista.

Mohamed Brahmi, dirigente del partito dell’opposizione Movimento popolare e parlamentare della Costituente, è stato ucciso ieri mattina davanti alla sua abitazione a Tunisi da un commando che lo ha colpito con dodici colpi. I killer lo hanno atteso davanti casa e gli hanno sparato poco dopo che è salito sulla sua auto. La tecnica dell’agguato è simile a quella utilizzata a febbraio contro il leader dell’opposizione laica Chokry Belaïd, ucciso da un commando formato, tra killer e fiancheggiatori, da cinque persone di ambito islamista. Nel febbraio scorso erano fortissime le tensioni tra il partito maggioritario Ennahda (sezione tunisina dei Fratelli musulmani) e i partiti laici suoi alleati di governo, ma oggi la Tunisia non è nel mezzo di una crisi politica. L’equilibrio di governo tra Ennahda e due partiti laici è stato ricomposto il 13 marzo con l’esecutivo guidato da Ali Larayedh e – sino a questo nuovo assassinio – appariva relativamente solido. Anche se, sottotraccia, sono evidenti i contraccolpi su Tunisi della secca sconfitta subita dai Fratelli musulmani in Egitto con la deposizione del presidente eletto Mohammed Morsi a opera della strana alleanza tra la piazza dei Tamarrod (i ribelli che coinvolgevano, almeno all’inizio, anche i salafiti di al Nour) e i generali. Ennahda ha duramente protestato per la deposizione del confratello Morsi e la Tunisia è uno dei tanti paesi islamici che non riconosce il nuovo presidente egiziano, Adly al Mansour, così come il nuovo premier Hazem el Beblawi.